Come cambia la lingua italiana: parole nuove, social network e anglicismi
La lingua italiana cambia ogni giorno. Accoglie parole straniere, attribuisce nuovi significati a termini già esistenti e trasforma espressioni nate sui social network in modi di dire utilizzati anche nella vita quotidiana. Non si tratta necessariamente di un impoverimento: il cambiamento è una caratteristica naturale delle lingue vive. Il problema nasce quando le parole vengono usate senza comprenderle oppure rendono la comunicazione meno chiara.
Fino a pochi anni fa, termini come postare, taggare, chattare, influencer, hashtag e follower appartenevano soprattutto al linguaggio di chi utilizzava Internet. Oggi vengono pronunciati in televisione, negli uffici, a scuola e nelle conversazioni familiari. Un negozio “posta” una promozione, un’amministrazione invita a scaricare un’applicazione, un programma televisivo diventa “virale” e un personaggio pubblico viene accusato di aver “ghostato” qualcuno.
Alcune parole entrano stabilmente nella lingua, mentre altre scompaiono insieme alla piattaforma, alla moda o al comportamento che le aveva prodotte. Il cambiamento non riguarda soltanto il vocabolario: modifica anche il ritmo delle frasi, l’uso della punteggiatura e il rapporto tra parole, immagini, simboli ed emoji.
Una lingua viva non rimane immobile
Le lingue cambiano perché cambia la società. Nuovi oggetti, professioni, tecnologie e comportamenti richiedono parole nuove, mentre espressioni già esistenti assumono significati diversi quando vengono utilizzate in contesti differenti.
Che cos’è un neologismo
Un neologismo è una parola nuova oppure un termine già esistente che acquista un significato nuovo. Le parole non nascono sempre dal nulla: molte vengono create combinando elementi presenti nella lingua, trasformando un sostantivo in verbo oppure adattando una voce straniera.
Da chat è nato chattare, da tag è derivato taggare, mentre da post sono nati postare e ripostare. In questi casi la radice è inglese, ma viene inserita nel sistema grammaticale italiano attraverso la terminazione verbale “-are”.
La lingua della rete ha prodotto neologismi sotto forma di acronimi, anglicismi, adattamenti, composti e derivati. Molti sono usciti dall’ambiente digitale e sono diventati comuni anche nelle conversazioni quotidiane.
Una parola nuova non è automaticamente corretta o sbagliata
Prima di giudicarla bisogna osservare quanto sia diffusa, in quali contesti venga utilizzata, se risponda a una reale esigenza comunicativa e se esistano alternative italiane altrettanto precise e comprensibili.
Chi decide quali parole entrano nella lingua?
Non esiste un’autorità che autorizzi preventivamente ogni nuova parola. Sono soprattutto i parlanti a determinarne il successo: un termine può nascere in un gruppo ristretto, diffondersi sui social, essere ripreso dai mezzi di informazione e raggiungere infine il linguaggio comune.
I dizionari registrano generalmente gli usi che hanno raggiunto una certa stabilità. Non creano la parola e non ne impongono l’utilizzo, ma documentano il modo in cui una comunità linguistica sta cambiando.
Una parola entra nella lingua quando viene usata, compresa e ripetuta da un numero crescente di persone, non perché qualcuno la approva con un decreto.
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