Break-even analysis: come calcolare il punto di pareggio e capire se un’attività è sostenibile
Costi fissi: una nozione semplice solo in apparenza
I costi fissi non variano automaticamente al modificarsi dei volumi di produzione all’interno di un determinato intervallo di attività. Esempi tipici sono canoni di locazione, stipendi del personale amministrativo, assicurazioni, ammortamenti, software, consulenze continuative e alcuni costi generali.
Definirli “fissi” non significa che rimangano immutati per sempre. Possono cambiare da un anno all’altro, essere rinegoziati o aumentare quando l’impresa supera una certa capacità produttiva.
Un ristorante può sostenere lo stesso affitto sia con trenta sia con settanta coperti al giorno. Ma se vuole servire duecento clienti potrebbe aver bisogno di una seconda sala, altro personale stabile e nuove attrezzature. In quel momento i costi fissi compiono un salto.
I costi semifissi o a gradini
Alcuni costi restano invariati entro un intervallo di attività e aumentano quando si supera una soglia. È il caso di un nuovo responsabile, di un secondo macchinario o dell’ampliamento del magazzino. Nel modello di pareggio devono essere analizzati per fasce di capacità.
Costi fissi specifici e costi fissi comuni
In un’impresa multiprodotto è utile distinguere tra costi fissi riferibili direttamente a una linea e costi comuni all’intera azienda.
I primi possono riguardare il macchinario utilizzato esclusivamente per un prodotto, il responsabile dedicato o una campagna pubblicitaria specifica. I costi comuni, come direzione generale, amministrazione e sede centrale, devono invece essere valutati con particolare cautela.
Attribuire costi comuni ai prodotti attraverso criteri arbitrari può alterare il giudizio di convenienza. Per le decisioni operative è spesso più utile osservare quanto ciascuna linea contribuisca alla copertura dei costi comuni complessivi.
Costi variabili e comportamento dei costi
I costi variabili cambiano in relazione al volume di attività. Materie prime, componenti, imballaggi, commissioni di vendita e alcune lavorazioni esterne sono esempi frequenti.
Nel modello elementare si assume che il costo variabile unitario rimanga costante. Se ogni prodotto richiede 12 euro di materie e lavorazioni, cento unità generano 1.200 euro di costi variabili e mille unità ne generano 12.000.
Nella realtà il costo unitario può cambiare. Grandi quantità possono permettere sconti di acquisto, mentre straordinari, urgenze, sprechi e limiti di capacità possono farlo aumentare.
Il costo variabile non coincide sempre con il costo diretto
Un costo diretto è attribuibile con precisione a un prodotto; un costo variabile cambia con i volumi. Una materia prima è normalmente diretta e variabile. L’ammortamento di un macchinario dedicato è diretto, ma può essere fisso.
La classificazione dipende dall’oggetto e dall’orizzonte temporale
Uno stesso costo può essere fisso in un’analisi mensile e variabile nel lungo periodo. Il personale può essere considerato fisso nel breve termine se gli organici non cambiano, ma diventare modificabile in un piano triennale.
La qualità della break-even analysis dipende quindi dalla corretta interpretazione del comportamento dei costi, non soltanto dalla loro classificazione contabile.
Il margine di contribuzione
Il margine di contribuzione misura quanto una vendita contribuisce alla copertura dei costi fissi e, successivamente, alla formazione del risultato operativo.
Può essere calcolato a livello unitario:
Margine di contribuzione unitario = Prezzo unitario - Costo variabile unitario
Oppure in valore complessivo:
Margine di contribuzione totale = Ricavi - Costi variabili totali
Il rapporto tra margine di contribuzione e ricavi prende il nome di margine di contribuzione percentuale o contribution margin ratio.
Indice di contribuzione = Margine di contribuzione ÷ Ricavi
Perché la percentuale è importante
Se un prodotto viene venduto a 100 euro e ha un costo variabile di 60 euro, il margine unitario è 40 euro e l’indice di contribuzione è pari al 40%.
Questo significa che ogni euro di ricavo lascia 40 centesimi per coprire i costi fissi e generare utile.
La percentuale permette di calcolare il punto di pareggio in fatturato:
Fatturato di pareggio = Costi fissi ÷ Indice di contribuzione
Con costi fissi pari a 200.000 euro e un indice del 40%, il fatturato necessario sarà:
200.000 ÷ 0,40 = 500.000 euro
Quando usare quantità e quando usare fatturato
Il pareggio in quantità è utile per un prodotto omogeneo. Il pareggio in fatturato è più adatto quando l’impresa vende servizi, prodotti differenti o combinazioni di offerta difficili da esprimere con un’unica unità fisica.
Il margine di contribuzione non è un utile per unità: prima deve essere utilizzato per assorbire i costi fissi dell’impresa.
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