ETF spiegati in modo semplice: cosa sono, quanto costano e quali rischi comportano
Negli ultimi anni la sigla ETF è entrata sempre più spesso nel linguaggio dei piccoli risparmiatori. Se ne parla nei siti specializzati, nei video dedicati alla finanza personale e nelle discussioni su come costruire un piano di investimento di lungo periodo, soprattutto perché questi strumenti consentono di distribuire il capitale su numerosi titoli, possono essere acquistati e venduti in Borsa come le azioni e presentano, in genere, costi di gestione inferiori rispetto a molti fondi tradizionali.
Queste caratteristiche possono far pensare che gli ETF siano prodotti semplici e tutti molto simili tra loro. In realtà, dietro la stessa sigla si trovano strumenti profondamente diversi: esistono ETF azionari globali, obbligazionari, settoriali, tematici, monetari, sostenibili, a gestione attiva, con copertura valutaria, a distribuzione oppure ad accumulazione. Accanto a essi vengono inoltre negoziati prodotti che possono apparire simili, come ETC ed ETN, ma che hanno una struttura giuridica e finanziaria differente. Confondere queste categorie può portare a sottovalutare rischi anche rilevanti.
Un ETF non è automaticamente un investimento sicuro
La parola “fondo” può trasmettere un’idea di protezione, mentre la diversificazione può far credere che le perdite siano impossibili. Il valore di un ETF dipende però dagli strumenti nei quali investe: se il mercato seguito attraversa una fase negativa, anche il prezzo dell’ETF può diminuire in modo significativo.
Che cosa significa ETF
ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, espressione traducibile come “fondo negoziato in Borsa”. Un ETF raccoglie il denaro di numerosi investitori e lo impiega secondo una politica prestabilita, che può prevedere l’acquisto delle azioni comprese in un indice, l’investimento in un paniere di obbligazioni oppure l’esposizione a uno specifico segmento del mercato.
La sua particolarità consiste nel fatto che le quote vengono comprate e vendute durante l’orario di negoziazione, con modalità simili a quelle delle azioni. In Italia questi strumenti sono scambiati sul mercato ETFplus e, per acquistarli, è necessario disporre di un conto titoli presso una banca, una società di intermediazione mobiliare o un altro operatore autorizzato.
Quando inserisce un ordine, il risparmiatore non acquista direttamente tutte le azioni o le obbligazioni presenti nel fondo, ma compra una quota di un patrimonio collettivo che contiene quegli strumenti secondo criteri definiti.
Un piccolo esempio
Supponiamo che un indice sia composto da cento società. Acquistando una sola quota di un ETF che replica quell’indice, il risparmiatore ottiene indirettamente un’esposizione all’intero paniere, rispettando le percentuali stabilite dalle regole dell’indice o dalla politica del fondo.
Ciò non significa che il capitale venga distribuito in parti uguali. In molti indici le società di maggiori dimensioni hanno un peso superiore e, di conseguenza, una parte rilevante dell’investimento può risultare concentrata su un numero limitato di aziende.
Acquistare un ETF significa aderire a una precisa strategia di investimento. Prima ancora di osservare il prezzo, è quindi necessario comprendere che cosa contiene il fondo e quali regole determinano la composizione del portafoglio.
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