Economia

Leva operativa: perché un piccolo calo delle vendite può ridurre molto l’utile

Leva operativa: perché un piccolo calo delle vendite può ridurre molto l’utile

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Un’impresa può aumentare rapidamente i propri profitti quando le vendite crescono, ma può anche vedere l’utile ridursi in modo molto più veloce quando i ricavi diminuiscono. Questo effetto dipende dalla leva operativa, cioè dal peso dei costi fissi rispetto ai costi variabili e dalla capacità del margine di contribuzione di assorbire la struttura aziendale.

La leva operativa è uno dei concetti più importanti dell’economia aziendale perché aiuta a comprendere quanto il risultato operativo sia sensibile alle variazioni delle vendite. Due imprese con lo stesso fatturato possono reagire in modo molto diverso a un calo della domanda: quella con costi fissi elevati e costi variabili bassi tende ad avere una maggiore leva operativa, mentre quella con una struttura più flessibile subisce variazioni meno intense.

Il fenomeno è strettamente collegato alla break-even analysis. Prima di raggiungere il punto di pareggio, il margine di contribuzione generato dalle vendite serve a coprire i costi fissi. Dopo il pareggio, invece, una parte crescente del margine si trasforma in utile operativo.

Che cos’è la leva operativa?

È l’effetto prodotto dalla presenza di costi fissi sulla relazione tra vendite e risultato operativo. Più elevati sono i costi fissi rispetto al margine di contribuzione, maggiore sarà la sensibilità dell’utile alle variazioni dei ricavi.

La leva operativa non è positiva o negativa in assoluto. Può favorire l’impresa quando le vendite crescono, perché l’aumento del margine di contribuzione si trasferisce rapidamente sull’utile. Può però diventare pericolosa quando i volumi diminuiscono, perché i costi fissi restano da sostenere anche se l’attività rallenta.

La leva operativa amplifica i risultati: accelera la crescita dell’utile quando le vendite aumentano e ne accentua la caduta quando il fatturato diminuisce.

Costi fissi, costi variabili e margine di contribuzione

I costi fissi non variano, entro determinati limiti, al modificarsi dei volumi di produzione e vendita. Ne sono esempi gli affitti, gli ammortamenti, gli stipendi amministrativi, le assicurazioni, i canoni software e una parte dei costi generali.

I costi variabili, invece, crescono o diminuiscono in relazione alle quantità prodotte e vendute. Materie prime, imballaggi, commissioni di vendita e alcune lavorazioni esterne rientrano spesso in questa categoria.

La differenza tra ricavi e costi variabili prende il nome di margine di contribuzione. Questo margine deve coprire i costi fissi e, una volta superata quella soglia, generare utile operativo.

Margine di contribuzione = Ricavi - Costi variabili

Risultato operativo = Margine di contribuzione - Costi fissi

Perché i costi fissi aumentano il rischio

I costi fissi devono essere sostenuti anche quando le vendite diminuiscono. Se il margine di contribuzione si riduce, una parte sempre minore resta disponibile per coprirli. Per questo l’utile può contrarsi molto più rapidamente del fatturato.

Un primo esempio

Consideriamo un’impresa con ricavi per 1.000.000 euro, costi variabili per 600.000 euro e costi fissi pari a 300.000 euro. Il margine di contribuzione è di 400.000 euro e il risultato operativo è di 100.000 euro.

Se i ricavi diminuiscono del 10%, passando a 900.000 euro, e il rapporto tra costi variabili e ricavi resta invariato, i costi variabili scendono a 540.000 euro.

Il nuovo margine di contribuzione sarà:

900.000 - 540.000 = 360.000 euro

Sottraendo i costi fissi:

360.000 - 300.000 = 60.000 euro

Il fatturato è diminuito del 10%, ma il risultato operativo è sceso da 100.000 a 60.000 euro, cioè del 40%.

Il punto centrale

Il calo dell’utile è più intenso del calo delle vendite perché i costi fissi rimangono invariati. È questa l’essenza della leva operativa.

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