Economia

ETF spiegati in modo semplice: cosa sono, quanto costano e quali rischi comportano

ETF spiegati in modo semplice: cosa sono, quanto costano e quali rischi comportano

Pagina 2 di 8

ETF e indici di mercato

La maggior parte degli ETF tradizionali è nata per seguire un indice, chiamato anche benchmark. Un indice è un indicatore che rappresenta l’andamento di un insieme di strumenti finanziari e può comprendere, per esempio, le maggiori società di un Paese, le aziende appartenenti a uno specifico settore, titoli di Stato, obbligazioni societarie oppure imprese selezionate secondo determinati criteri.

L’indice non è un prodotto acquistabile direttamente, ma un insieme di regole e valori che descrive un determinato mercato. L’ETF trasforma quelle regole in un portafoglio concretamente accessibile al risparmiatore. Se l’indice aumenta del 5 per cento, l’obiettivo di un ETF indicizzato è ottenere un risultato il più possibile vicino a quella variazione, tenendo conto dei costi e delle differenze tecniche legate alla replica.

Lo scopo non è quindi scegliere ogni giorno i titoli che potrebbero ottenere i risultati migliori, ma riprodurre l’andamento del mercato di riferimento. Per questa ragione si parla generalmente di gestione passiva.

Tutti gli ETF sono passivi?

Per molto tempo gli ETF sono stati identificati quasi esclusivamente con la replica degli indici, ma oggi sono quotati anche ETF a gestione attiva. In questi prodotti il gestore dispone di un certo margine decisionale nella selezione dei titoli e nella composizione del portafoglio, pur dovendo rispettare gli obiettivi e i limiti dichiarati nella documentazione ufficiale.

Un ETF attivo può cercare di superare un indice, ridurre determinate esposizioni oppure selezionare strumenti ritenuti più interessanti. La negoziazione in Borsa rimane invariata, ma cambia il metodo con il quale viene gestito il patrimonio. Per questo motivo non è più corretto considerare automaticamente ogni ETF come un semplice fondo indicizzato.

Passivo non significa immobile

Anche un ETF indicizzato deve compiere numerose operazioni. Il portafoglio viene aggiornato quando cambia la composizione dell’indice, quando alcune società entrano o escono dal paniere, quando vengono incassati dividendi o interessi e quando il fondo riceve nuove sottoscrizioni o richieste di rimborso.

La diversificazione

Uno dei principali vantaggi degli ETF è la possibilità di distribuire il capitale su numerosi strumenti finanziari attraverso un solo acquisto. Investire tutto il denaro nell’azione di una singola società espone il risparmiatore alle vicende di quell’impresa, mentre un ETF ampio può contenere centinaia o migliaia di titoli appartenenti a società, Paesi e settori differenti. Se una singola azienda attraversa una fase negativa, il suo effetto sul portafoglio può essere attenuato dall’andamento delle altre componenti.

La diversificazione riduce soprattutto il rischio legato al singolo titolo, ma non elimina il rischio generale del mercato. Durante una crisi finanziaria, una recessione o una fase di forte incertezza, anche un ETF molto diversificato può subire perdite consistenti.

Non tutti gli ETF sono realmente molto diversificati

Un ETF dedicato a un solo settore, a un singolo Paese o a un tema molto specifico può contenere numerosi titoli e rimanere comunque fortemente concentrato. Un paniere formato da dieci società tecnologiche non offre la stessa diversificazione di un fondo che investe in migliaia di imprese appartenenti a settori e aree geografiche differenti.

Prima di investire è quindi opportuno controllare non soltanto il numero dei titoli presenti, ma anche il peso delle principali posizioni, la distribuzione geografica e l’eventuale concentrazione in determinati settori.

1 2 3 4 5 6 7 8

Continua a leggere

Altri articoli

« Torna alla home page