Rischio Paese: quanto è sicuro investire e fare affari all’estero?
Instabilità politica, crisi economiche, guerre, restrizioni ai trasferimenti di denaro e improvvisi cambiamenti normativi possono compromettere un investimento o impedire a un’impresa di ricevere un pagamento. Il rischio Paese serve proprio a valutare in quale misura gli eventi che interessano uno Stato possano influire sulle attività economiche svolte al suo interno.
Un’impresa italiana riceve un ordine importante da un cliente straniero. La commessa potrebbe aumentare il fatturato, consentire l’ingresso in un nuovo mercato e aprire la strada a ulteriori opportunità commerciali. Prima di firmare il contratto, però, l’azienda deve rispondere ad alcune domande fondamentali: il compratore sarà in grado di pagare? La valuta locale potrà essere convertita in euro? Il denaro potrà uscire dal Paese? Le merci raggiungeranno regolarmente la destinazione? Un cambiamento politico potrebbe bloccare il contratto?
Il cliente può essere serio e finanziariamente solido, ma operare in un contesto economico e politico fragile. Una banca può essere affidabile e, nello stesso tempo, trovarsi in uno Stato che introduce improvvisamente controlli sui capitali. Un investimento può apparire redditizio, ma subire gli effetti di una guerra, di una nazionalizzazione o di una forte svalutazione. È in situazioni come queste che entra in gioco il concetto di rischio Paese.
Il rischio non riguarda soltanto il cliente
Quando si vende all’estero non basta verificare l’affidabilità della singola impresa. È necessario considerare anche il sistema politico, economico, finanziario e giuridico nel quale quella stessa impresa opera.
Che cosa significa rischio Paese
Il rischio Paese rappresenta la possibilità che eventi legati a uno Stato provochino perdite economiche a investitori, banche, esportatori e altre imprese straniere. Non esiste un unico indicatore capace di descriverlo in modo completo, perché il rischio deriva dalla combinazione di numerosi fattori: stabilità del governo, solidità dell’economia, livello del debito pubblico, disponibilità di valuta estera, efficacia delle istituzioni, sicurezza, rispetto dei contratti e qualità del sistema finanziario.
Un Paese può avere un’economia in crescita ma istituzioni fragili; un altro può disporre di istituzioni solide e attraversare una fase di forte indebitamento; un terzo può essere politicamente stabile ma dipendere quasi interamente dall’esportazione di una sola materia prima. La valutazione deve quindi essere multidimensionale e non può ridursi a un semplice giudizio sintetico.
Il rischio Paese non stabilisce se uno Stato sia “buono” o “cattivo”. Cerca di stimare quanto il suo contesto possa ostacolare pagamenti, investimenti e attività commerciali.
Chi deve tenerne conto
Il rischio Paese interessa in modo particolare:
- le imprese che esportano beni o servizi;
- le aziende che aprono stabilimenti o filiali all’estero;
- le banche che concedono finanziamenti internazionali;
- gli investitori che acquistano titoli pubblici o privati esteri;
- le società che partecipano a gare e grandi progetti internazionali;
- gli operatori che stipulano contratti di lunga durata;
- le imprese che dipendono da fornitori collocati in altri Stati.
Anche un piccolo esportatore può essere fortemente esposto. Una singola fattura non pagata, infatti, può incidere in modo pesante sul bilancio di un’impresa con risorse limitate.
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