Make or buy: quando conviene produrre internamente e quando acquistare da un fornitore
Un primo esempio numerico
Un’impresa produce internamente 10.000 componenti all’anno. Il costo unitario rilevato è il seguente:
- materie prime: 8 euro;
- lavoro diretto: 5 euro;
- energia e altri costi variabili: 2 euro;
- costi fissi specifici: 3 euro;
- quota di costi generali comuni: 4 euro.
Il costo pieno contabile è quindi:
8 + 5 + 2 + 3 + 4 = 22 euro per unità
Un fornitore propone lo stesso componente a 20 euro. A prima vista l’acquisto sembra conveniente, perché costa 2 euro in meno.
Bisogna però verificare quali costi interni scomparirebbero davvero. Supponiamo che:
- materie, lavoro ed energia siano completamente evitabili;
- dei 3 euro di costi fissi specifici, soltanto 1 euro sia eliminabile;
- i 4 euro di costi generali comuni rimangano invariati.
Il costo rilevante della produzione interna è quindi:
8 + 5 + 2 + 1 = 16 euro per unità
Poiché il fornitore richiede 20 euro, acquistare comporterebbe un maggior costo di:
20 - 16 = 4 euro per unità
Su 10.000 componenti:
4 × 10.000 = 40.000 euro di maggior costo annuo
Conclusione dell’esempio
Il costo pieno suggeriva di acquistare, mentre l’analisi differenziale mostra che conviene continuare a produrre. Le quote non evitabili non devono essere utilizzate come se scomparissero con l’esternalizzazione.
Costi evitabili e costi inevitabili
Un costo è evitabile quando la scelta di acquistare consente realmente di eliminarlo. È inevitabile quando rimane a carico dell’impresa in entrambe le alternative.
Le materie prime sono normalmente evitabili. Il lavoro diretto può esserlo soltanto se il personale viene ridotto, trasferito a un’altra attività utile oppure non sostituito alla scadenza.
Gli ammortamenti relativi a un impianto già posseduto non scompaiono automaticamente. Possono diventare rilevanti soltanto se il macchinario viene venduto, utilizzato altrove o sostituito da un investimento differente.
Il personale è sempre un costo evitabile?
No. Se i dipendenti vengono mantenuti e continuano a essere retribuiti, il costo non cambia. Può però esistere un costo opportunità se quelle persone vengono impiegate in attività più redditizie.
Il costo opportunità della capacità produttiva
La capacità occupata dalla produzione interna può avere un valore alternativo. Se liberando macchine, spazio e personale l’impresa può realizzare un altro prodotto più redditizio, quel beneficio deve entrare nel confronto.
Supponiamo che produrre internamente costi 16 euro e acquistare costi 20 euro. La produzione sembra ancora preferibile.
Tuttavia, liberando la linea, l’impresa potrebbe ottenere un margine aggiuntivo di 60.000 euro l’anno da un altro prodotto.
Il maggior costo di acquisto è 40.000 euro, ma il beneficio alternativo è 60.000 euro. Il vantaggio netto dell’esternalizzazione diventa:
60.000 - 40.000 = 20.000 euro
In questo scenario può essere conveniente acquistare, non perché il fornitore sia più economico, ma perché la capacità interna ha un utilizzo più redditizio.
Costo economico del make = costi evitabili + costo opportunità della capacità
La capacità inutilizzata non ha sempre un costo opportunità
Se impianti e personale rimarrebbero inattivi e non esistono impieghi alternativi, non bisogna attribuire loro un beneficio immaginario.
Il punto di indifferenza
Quando la produzione interna richiede costi fissi specifici ma presenta un costo variabile inferiore rispetto al prezzo del fornitore, è possibile calcolare il volume nel quale le due alternative hanno lo stesso costo.
Quantità di indifferenza = Costi fissi evitabili del make ÷ (Prezzo di acquisto - Costo variabile interno)
Esempio
Produrre internamente richiede:
- costi fissi specifici: 120.000 euro;
- costo variabile unitario: 12 euro.
Il fornitore propone un prezzo di 20 euro per unità.
La quantità di indifferenza è:
120.000 ÷ (20 - 12) = 15.000 unità
Sotto 15.000 unità l’acquisto presenta un costo totale inferiore. Sopra 15.000 unità la produzione interna diventa più conveniente, purché la capacità sia sufficiente.
Il make tende a essere favorito dai grandi volumi; il buy tende a offrire maggiore flessibilità quando la domanda è limitata o incerta.
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