Il costo pieno di un prodotto: perché ripartire male i costi può portare a decisioni sbagliate
Perché i costi indiretti sono difficili da attribuire
I costi indiretti non appartengono naturalmente a un singolo prodotto. Devono essere collegati agli oggetti di calcolo attraverso una base di riparto.
Supponiamo che un reparto sostenga 300.000 euro di costi generali e produca tre articoli. La quota attribuita a ciascuno dipenderà dal criterio scelto.
Con il criterio delle ore di manodopera, il prodotto che richiede più lavoro assorbirà più costi. Con le ore macchina, sarà penalizzato quello che utilizza maggiormente gli impianti. Con il fatturato, i prodotti più costosi riceveranno una quota superiore anche se non consumano più risorse.
La base di riparto
È la misura utilizzata per distribuire un costo indiretto tra più oggetti. Una buona base dovrebbe avere un rapporto causale o almeno ragionevole con il consumo della risorsa.
I criteri tradizionali
Ore di manodopera diretta
Questo criterio era particolarmente diffuso quando il lavoro manuale rappresentava una parte importante dei costi industriali. Oggi può risultare poco adeguato nelle imprese automatizzate, dove molti costi dipendono da macchine, software e complessità.
Costo della manodopera diretta
Attribuisce più costi indiretti ai prodotti che utilizzano personale con retribuzioni più elevate. Può però confondere il valore economico del lavoro con il consumo effettivo di servizi generali.
Ore macchina
È più coerente nei reparti altamente automatizzati. Rimane però insufficiente se alcuni prodotti richiedono molti controlli, attrezzaggi o ordini speciali.
Quantità prodotte
Ripartisce i costi in base al numero di unità. È semplice ma può penalizzare i prodotti ad alto volume e bassa complessità.
Fatturato
Attribuisce i costi in proporzione alle vendite. È facile da applicare, ma spesso non riflette il consumo di risorse. Un prezzo alto non implica automaticamente maggiori costi amministrativi o produttivi.
Semplicità e precisione non coincidono
Un criterio facile da applicare riduce il lavoro amministrativo, ma può deformare il costo dei prodotti. La scelta deve bilanciare accuratezza, utilità decisionale e costo della misurazione.
Un primo esempio di distorsione
Un’impresa produce due articoli, A e B. I costi indiretti del reparto sono pari a 200.000 euro.
- Prodotto A: 8.000 ore di manodopera;
- Prodotto B: 2.000 ore di manodopera.
Ripartendo i costi sulle ore di manodopera, A riceve l’80% dei costi, cioè 160.000 euro, mentre B riceve 40.000 euro.
Supponiamo però che B richieda molti cambi di produzione, controlli e ordini speciali, mentre A venga prodotto in grandi lotti standardizzati.
Il criterio basato sulle ore di manodopera attribuisce gran parte dei costi ad A, anche se una quota significativa delle attività indirette è provocata da B.
Il prodotto complesso può sembrare economico
Quando i costi di complessità vengono ripartiti sui volumi, i prodotti speciali e a basso volume possono ricevere una quota troppo bassa, mentre quelli standard vengono sovraccaricati.
Un criterio di riparto sbagliato non modifica il costo totale dell’impresa, ma cambia il modo in cui quel costo viene distribuito tra prodotti, clienti e decisioni.
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