Il costo pieno di un prodotto: perché ripartire male i costi può portare a decisioni sbagliate
I centri di costo
Per migliorare l’attribuzione, molte imprese suddividono l’organizzazione in centri di costo. Ogni centro raccoglie costi riferiti a un reparto, una funzione o un’attività omogenea.
I centri possono essere:
- produttivi, come assemblaggio, verniciatura e confezionamento;
- ausiliari, come manutenzione, energia e magazzino interno;
- funzionali, come amministrazione, commerciale e qualità;
- generali, come direzione e servizi comuni.
I costi dei centri ausiliari vengono spesso ribaltati sui centri produttivi, che successivamente li attribuiscono ai prodotti.
Perché usare più centri?
Un unico costo generale distribuito con una sola base può creare forti distorsioni. Separare i reparti permette di utilizzare criteri differenti e più coerenti.
Il ribaltamento dei centri ausiliari
Un reparto di manutenzione può servire più reparti produttivi. I suoi costi possono essere distribuiti in base alle ore di intervento, al numero di macchine o al valore degli impianti.
Il magazzino può essere ripartito in base a movimenti, righe d’ordine, metri cubi o valore delle scorte. Il servizio informatico può utilizzare numero di utenti, postazioni o applicazioni gestite.
La scelta della base deve riflettere il fattore che genera il costo. Utilizzare il fatturato per ripartire la manutenzione delle macchine sarebbe difficilmente giustificabile.
Aliquote predeterminate e costi consuntivi
Il costo pieno può essere calcolato a consuntivo, utilizzando i costi effettivamente sostenuti, oppure attraverso aliquote predeterminate basate sul budget.
Un’aliquota di reparto può essere espressa come:
Aliquota di costo indiretto = Costi indiretti previsti ÷ Base di attività prevista
Se un reparto prevede 240.000 euro di costi indiretti e 12.000 ore macchina, l’aliquota sarà:
240.000 ÷ 12.000 = 20 euro per ora macchina
Un prodotto che utilizza tre ore riceverà 60 euro di costi indiretti.
Il rischio della capacità non utilizzata
Se le ore effettive sono molto inferiori a quelle previste, il costo per ora aumenta. Attribuire tutta l’inefficienza ai prodotti può renderli artificialmente costosi e nascondere il problema della capacità inutilizzata.
Capacità normale e capacità effettiva
La base di attività può essere calcolata sulla capacità teorica, pratica, normale o prevista.
La capacità teorica presuppone l’assenza di fermate. Quella pratica considera manutenzione e tempi fisiologici. La capacità normale riflette un livello medio sostenibile nel tempo.
Utilizzare la capacità effettiva di un periodo molto debole può far crescere eccessivamente le aliquote e caricare sui prodotti il costo dell’inattività.
Il costo dell’inefficienza deve essere visibile
Se gli impianti lavorano poco, è utile separare il costo della capacità inutilizzata dal costo ordinario dei prodotti. In questo modo la direzione può individuare il vero problema.
Dal costo industriale al costo pieno commerciale
Dopo il costo di produzione, l’impresa può aggiungere costi commerciali, logistici e amministrativi.
Ma anche in questa fase i criteri devono essere coerenti. Un cliente che effettua pochi grandi ordini può costare meno di uno che genera molte consegne, resi e richieste di assistenza, pur avendo lo stesso fatturato.
Attribuire i costi commerciali in percentuale sui ricavi può nascondere queste differenze.
Il costo pieno diventa davvero utile quando rende visibili le risorse assorbite dalla complessità, non soltanto quelle consumate dalla produzione fisica.
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