Economia

EBITDA, EBIT e utile netto: che cosa misurano davvero

EBITDA, EBIT e utile netto: che cosa misurano davvero

Pagina 6 di 6

Un caso aziendale completo

Consideriamo un’impresa industriale con i seguenti dati annuali:

  • ricavi: 10.000.000 euro;
  • materie e servizi operativi: 5.200.000 euro;
  • costo del personale: 1.500.000 euro;
  • altri costi operativi monetari: 300.000 euro;
  • ammortamenti materiali: 900.000 euro;
  • ammortamenti immateriali: 300.000 euro;
  • oneri finanziari netti: 400.000 euro;
  • imposte: 420.000 euro.

1. Calcolo dell’EBITDA

I costi operativi monetari sono:

5.200.000 + 1.500.000 + 300.000 = 7.000.000 euro

L’EBITDA è:

10.000.000 - 7.000.000 = 3.000.000 euro

L’EBITDA margin è:

3.000.000 ÷ 10.000.000 = 30%

2. Calcolo dell’EBIT

Gli ammortamenti complessivi sono:

900.000 + 300.000 = 1.200.000 euro

L’EBIT è:

3.000.000 - 1.200.000 = 1.800.000 euro

L’EBIT margin è:

1.800.000 ÷ 10.000.000 = 18%

3. Risultato ante imposte

1.800.000 - 400.000 = 1.400.000 euro

4. Utile netto

1.400.000 - 420.000 = 980.000 euro

Il margine netto è:

980.000 ÷ 10.000.000 = 9,8%

Che cosa raccontano i tre numeri?

L’impresa genera 3 milioni prima degli ammortamenti, 1,8 milioni dopo il consumo economico degli investimenti e 980.000 euro dopo interessi e imposte. Ogni passaggio mostra un diverso assorbimento del valore prodotto.

Due imprese con lo stesso EBITDA

Supponiamo che due aziende presentino entrambe EBITDA per 3.000.000 euro.

Impresa A

  • ammortamenti: 500.000 euro;
  • EBIT: 2.500.000 euro;
  • investimenti annui medi: 600.000 euro.

Impresa B

  • ammortamenti: 2.000.000 euro;
  • EBIT: 1.000.000 euro;
  • investimenti annui medi: 2.200.000 euro.

L’EBITDA è identico, ma B utilizza una struttura molto più capital intensive. Deve investire maggiormente per mantenere gli impianti e dispone di un EBIT più basso.

L’EBITDA non misura l’intensità di capitale

Per confrontare le due aziende servono anche ammortamenti, investimenti, flusso di cassa e capitale investito.

Analisi di un EBITDA adjusted

L’impresa del caso precedente sostiene 250.000 euro di costi di ristrutturazione e pubblica:

EBITDA reported: 3.000.000 euro

EBITDA adjusted: 3.250.000 euro

La rettifica può essere ragionevole se la ristrutturazione è realmente eccezionale. Se costi simili vengono sostenuti ogni anno, la misura adjusted sovrastima la performance ricorrente.

La serie storica deve essere coerente

Per valutare l’andamento bisogna verificare che le rettifiche siano applicate nello stesso modo negli anni precedenti e che le comparazioni siano state rideterminate quando necessario.

Una lettura integrata

Per valutare l’impresa del caso non basta scegliere uno dei tre indicatori. Bisogna osservare insieme:

  • crescita dei ricavi;
  • EBITDA e relativo margine;
  • EBIT e peso degli ammortamenti;
  • utile netto;
  • capitale circolante;
  • investimenti;
  • flusso di cassa operativo;
  • debito e interessi;
  • componenti non ricorrenti.

La qualità della performance emerge dalla coerenza tra margini economici, investimenti, cassa e sostenibilità finanziaria.

Gli errori più frequenti

  • considerare l’EBITDA uguale alla cassa;
  • ignorare ammortamenti e investimenti;
  • confrontare EBITDA calcolati con criteri diversi;
  • confondere EBIT e risultato operativo;
  • valutare il debito senza considerare scadenze e interessi;
  • attribuire all’utile netto una crescita derivante da plusvalenze occasionali;
  • accettare ogni rettifica adjusted senza verificarne la ricorrenza;
  • confrontare settori con strutture economiche differenti;
  • osservare un solo esercizio.

Un piccolo cruscotto di analisi

Una lettura aziendalistica può utilizzare:

  • EBITDA margin;
  • EBIT margin;
  • net profit margin;
  • ammortamenti su EBITDA;
  • capex su EBITDA;
  • cash flow operativo su EBITDA;
  • debito netto su EBITDA;
  • EBIT su oneri finanziari;
  • aliquota fiscale effettiva;
  • peso delle rettifiche adjusted.

In conclusione

EBITDA, EBIT e utile netto non sono tre nomi per lo stesso profitto. L’EBITDA osserva la gestione prima degli ammortamenti, della finanza e delle imposte; l’EBIT considera anche il consumo economico degli investimenti; l’utile netto mostra il risultato finale dopo debito, fiscalità e altre componenti.

L’EBITDA è utile per analizzare la gestione operativa e confrontare alcune imprese, ma non coincide con la cassa e non considera quanto occorra investire. L’EBIT offre una visione più completa dell’economia operativa, soprattutto nei settori ad alta intensità di capitale. L’utile netto è fondamentale, ma può essere influenzato da struttura finanziaria, fiscalità e componenti occasionali.

Le versioni adjusted possono migliorare la lettura soltanto quando le rettifiche sono trasparenti, coerenti e realmente non ricorrenti. In caso contrario rischiano di nascondere costi effettivi.

La valutazione più affidabile nasce dall’uso congiunto dei tre indicatori, integrato con flussi di cassa, investimenti, capitale circolante e debito. Un buon analista non cerca un unico numero perfetto: ricostruisce il percorso attraverso il quale i ricavi diventano risultato e, infine, liquidità.

Fonti principali

Organismo Italiano di Contabilità, OIC 12 – Composizione e schemi del bilancio; ESMA, Linee guida sulle misure alternative di performance; IFRS Foundation, IFRS 18 – Presentation and Disclosure in Financial Statements ed Effects Analysis. L’IFRS 18 è efficace per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, con applicazione anticipata consentita.

Avvertenza

Questo articolo ha finalità divulgative. Le definizioni utilizzate dalle imprese possono variare in base ai principi contabili, al settore, ai contratti finanziari e alle politiche gestionali. Prima di effettuare confronti è necessario verificare formule, riconciliazioni e componenti incluse.

1 2 3 4 5 6

Continua a leggere

Altri articoli

« Torna alla home page