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Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri

Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri

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Una persona si avvicina mentre ci parla e, quasi senza rendercene conto, facciamo un piccolo passo indietro. In ascensore evitiamo di fissare gli altri. Su una panchina vuota scegliamo spesso il posto più lontano da chi è già seduto. Durante una conversazione confidenziale, invece, riduciamo spontaneamente la distanza.

Questi gesti sembrano insignificanti, ma raccontano molto del rapporto tra le persone. La vicinanza può comunicare fiducia, familiarità, interesse e collaborazione; una distanza maggiore può esprimere rispetto, formalità, disagio o bisogno di proteggere il proprio spazio.

Che cos’è la prossemica?

La prossemica studia il modo in cui le persone utilizzano lo spazio e regolano le distanze durante le interazioni. Il termine fu introdotto dall’antropologo Edward T. Hall per descrivere il valore comunicativo e culturale della vicinanza, dell’orientamento del corpo e dell’organizzazione degli ambienti.

La prossemica appartiene alla comunicazione non verbale. Anche senza parlare, indichiamo chi può avvicinarsi, quanto desideriamo prolungare un incontro e quale tipo di relazione riconosciamo nell’altra persona.

Non si tratta però di un codice rigido. La stessa distanza può risultare piacevole con una persona conosciuta e invadente con uno sconosciuto. Ambiente, cultura, età, personalità e stato emotivo modificano continuamente il modo in cui percepiamo lo spazio.

La distanza tra due persone non è uno spazio vuoto: è una parte della conversazione.
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