Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri
Robot di servizio, assistenti virtuali e ambienti immersivi devono rispettare anch’essi le aspettative prossemiche. Una macchina che si avvicina troppo rapidamente può risultare minacciosa anche se non ha intenzioni negative.
Quando una macchina entra nel nostro spazio
Valutiamo da dove arriva, quanto velocemente si avvicina, se blocca il passaggio e se sembra riconoscere la nostra presenza.
Nella realtà virtuale, un personaggio digitale troppo vicino può provocare disagio simile a quello generato da una persona reale. Il corpo reagisce anche quando sappiamo che l’interlocutore è un avatar.
La progettazione di robot e ambienti digitali deve quindi considerare direzione, velocità e distanza, rendendo i movimenti prevedibili e lasciando alle persone possibilità di allontanarsi.
Che cosa mostrano le ricerche?
Diversi studi hanno osservato che lo spazio personale può essere misurato, produce risposte fisiologiche e varia in base a cultura, genere, età, stato emotivo e tipo di relazione.
Ricerche condotte con persone reali, manichini e ambienti virtuali hanno mostrato che la distanza confortevole tende a organizzarsi come una zona attorno al corpo, non perfettamente identica per tutti.
Altri studi hanno rilevato un aumento dell’attivazione fisiologica quando una persona entra nello spazio più vicino. Indagini realizzate in numerosi Paesi hanno confermato differenze culturali e individuali nelle distanze preferite.
Sono state inoltre osservate associazioni tra maggiore solitudine percepita e preferenza per una distanza più ampia, oltre a cambiamenti delle abitudini prossemiche dopo periodi di forte percezione del rischio sanitario.
Come leggere questi risultati
Le ricerche non indicano una distanza perfetta valida per tutti. Mostrano che lo spazio interpersonale è un comportamento reale, variabile e sensibile alle esperienze.
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