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Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri

Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri

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La familiarità modifica profondamente la distanza. Accettiamo normalmente una maggiore vicinanza da una persona amata rispetto a uno sconosciuto, ma neppure l’intimità autorizza sempre ad avvicinarsi.

La distanza è dinamica

Una persona può cercare vicinanza durante un momento di conforto e desiderare maggiore spazio poco dopo. Rispettare la relazione significa anche riconoscere questi cambiamenti.

Chiedere “posso sedermi qui?” oppure “preferisci che resti un po’ più lontano?” può sembrare formale, ma in alcune situazioni evita disagio e mostra attenzione.

Particolare sensibilità è necessaria con bambini, anziani, persone con disabilità, individui che hanno vissuto esperienze traumatiche o che mostrano disagio nella vicinanza fisica.

La distanza non dovrebbe essere interpretata come una misura automatica dell’affetto. Il bisogno di spazio può convivere con una relazione profonda.

Anche il telefono e le videochiamate hanno creato nuove forme di prossemica. Durante un collegamento, il volto dell’interlocutore può apparire molto grande e vicino, pur trovandosi fisicamente lontano.

La vicinanza digitale

La tecnologia elimina la distanza fisica ma crea una vicinanza visiva insolita. Inquadratura, dimensione dello schermo, cuffie e contatto visivo simulato modificano l’intensità dell’interazione.

Mostrare la propria abitazione attraverso la videocamera significa inoltre aprire uno spazio personale. Sfondi virtuali e inquadrature neutre permettono di ristabilire un confine.

La prossemica non scompare online: cambia forma.
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