Prossemica: che cosa racconta la distanza che manteniamo dagli altri
Lo spazio può comunicare anche potere. Chi occupa una posizione di autorità dispone spesso di un ambiente più ampio, di una scrivania più grande o della possibilità di decidere dove far sedere gli altri.
Una scrivania collocata tra due persone crea un confine fisico e simbolico. Può trasmettere professionalità e chiarezza dei ruoli, ma anche distanza e controllo.
Lo spazio del potere
Uffici ampi, sedute distanti, accessi regolati e posizioni sopraelevate non sono soltanto scelte architettoniche. Possono comunicare gerarchia, prestigio e difficoltà di accesso.
Durante una riunione, chi siede a capotavola viene frequentemente percepito come la persona che guida il gruppo. Chi può muoversi liberamente mentre gli altri restano seduti dispone di un’ulteriore forma di controllo.
La disposizione degli arredi può però modificare il clima. Un tavolo rotondo riduce la centralità di una singola posizione; una disposizione a semicerchio favorisce lo scambio; file orientate verso una sola persona rafforzano il ruolo di chi parla.
Negli uffici aperti, la vicinanza facilita il confronto rapido ma può ridurre concentrazione e riservatezza. Il disagio dipende spesso dalla possibilità di controllare il proprio spazio.
Il bisogno di controllo
Le persone tollerano meglio la vicinanza quando possono prevederla e gestirla. Una distanza ridotta scelta volontariamente è diversa dalla stessa distanza imposta dall’ambiente.
Gli ambienti non contengono soltanto le relazioni: contribuiscono a organizzarle.
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