Titoli di Stato italiani: come scegliere tra BOT, BTP, rendimento e scadenza
Immaginiamo un risparmiatore che acquisti un BTP a 100 con l’intenzione di conservarlo per dieci anni. Dopo due anni, per una necessità familiare, decide di venderlo. Nel frattempo i tassi sono aumentati e il titolo quota 90.
Vendendo in quel momento, riceve circa 900 euro per ogni 1.000 euro nominali, oltre alle cedole già incassate e alle altre regolazioni dell’operazione. La perdita sul prezzo può superare gli interessi ricevuti nei primi anni.
Il rischio della vendita anticipata
La prospettiva del rimborso nominale vale per chi arriva alla scadenza, sempre che lo Stato rispetti gli impegni. Chi vende prima deve accettare la quotazione presente in quel momento.
Per questo la durata del titolo deve essere collegata alla data in cui il capitale potrebbe servire. Un BTP molto lungo non dovrebbe essere acquistato soltanto perché mostra una cedola interessante.
Chi pensa di dover utilizzare la somma tra tre anni dovrebbe valutare con cautela un titolo che scade tra vent’anni. La vendita anticipata potrebbe avvenire in una fase sfavorevole.
La prova di resistenza
Prima di acquistare, immagina un calo significativo del prezzo. Se avresti comunque la possibilità di mantenere il titolo fino alla scadenza, l’oscillazione potrebbe essere gestibile. Se il denaro potrebbe servire, durata o importo potrebbero essere eccessivi.
La liquidità per gli imprevisti dovrebbe quindi essere separata dal capitale destinato ai titoli di lunga durata.
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